• Gianni Di Ferdinando

Calcio e fede: il cardinale Lojudice ospite del Siena prima della gara con il Modena

SIENA - Un pre partita diverso, colmo di spiritualità e legato a un tema poco dibattito: il legame che accomuna il calcio alla fede. Il Siena, prima del big match casalingo del girone B di Lega Pro contro la corazzata Modena, seconda della graduatoria, ha ospitato il cardinale metropolita della Diocesi di Siena, Paolo Lojudice. L’ appuntamento, alla presenza di autorità, tra le quali il sindaco della città del Palio, Luigi De Mossi, dirigenti e tifosi abbonati bianconeri, rientra negli incontri culturali che il Siena organizza prima dei confronti casalinghi. Un confronto a 360 gradi che ha toccato molteplici aspetti dei temi della vita legati anche alla quotidianità sportiva.

“ Sono da due anni e mezzo - ha affermato il cardinale - che ho preso possesso della diocesi di Siena, in una città che ha un legame profondo, viscerale con le contrade. La vita di contrada è unica, non ha riscontri in nessuna altra città del mondo. E poi Siena è troppo piccola, per tutto quello che racchiude al suo interno. Anche in ambito sportivo e calcistico”.

Il calcio ha ricordato il cardinale “era legato al mondo della parrocchia. Negli anni 60 -70, quando ero giovane a Roma, si giocava a calcio in parrocchia o per strada. Erano fondamentali nella crescita e nella formazione delle persone. Conservavano aspetti aggregativi. Aspetto che, piano piano, si è perso. Il calcio, deve riappropriarsi di questa sua missione, legandosi nuovamente in maniera indissolubile alla parrocchia”. Un cardinale che, dopo aver praticato in gioventù basket, pallavolo e nuoto, ha capito, nella sua lunga esperienza di religioso, l’importanza del calcio nella vita di tutti i giorni.

“Nel corso delle mie esperienze - ha ricordato - ho sempre posto il calcio al centro dell’attività della parrocchia, organizzando tornei, partite e realizzando a Tor Bella Monaca a Roma due campi da calcio a undici. Io credo a un calcio alternativo, facendo divertire i giovani, educandoli, con allenatori che debbono essere principalmente dei maestri di vita. E’ una grande passione per i giovani, che deve però essere indirizzata nella giusta maniera, per non incorrere in distorsioni. E di questo ne dobbiamo assolutamente tenere conto”. Il cardinale non si professa tifoso di nessuna squadra, ne di Roma e Lazio, guarda non assiduamente le partite, ma sempre legandole a quell’ aspetto sociologico che non deve essere assolutamente scorporato dal calcio.


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