• Francesca Perna

Gli ipovedenti battono gli oculisti del Sacco di Milano

Daniele Cassioli ci racconta il successo della Lookout Cup, la partita di calcio a 5 organizzata dalla Real Eyes Sport A.S.D.


Quando si parla di Daniele Cassioli la prima cosa che viene in mente è il suo essere un campione paralimpico, una leggenda nel mondo dello sci nautico con 25 titoli mondiali, 25 europei e 41 italiani e record del mondo delle tre discipline in cui gareggia, ovvero: slalom, figure e salto.

Daniele, nato cieco per una retinite pigmentosa, non ha mai vissuto la sua disabilità come un limite ed ha praticato molti sport come lo sci, il karate, il nuoto, solo per citarne qualcuno. Un uomo di sport che vive per lo sport e per diffondere il messaggio che tutto è possibile. Anche per questo motivo ha fondato la Real Eyes Sport A.S.D., un’associazione che ha come mission quella di avvicinare gli ipovedenti ed i non vedenti alla pratica sportiva.

Da tempo impegnato anche come Ambasciatore Paralimpico, Daniele, va spesso a parlare con giovani e giovanissimi di sport, raccontando la sua esperienza e promuovendo il movimento paralimpico. Facendo questo ha imparato che, talvolta, per far conoscere lo sport paralimpico è meglio rivolgersi non ai potenziali futuri atleti, ma a coloro i quali non sono disabili.

Per questo motivo ha organizzato lo scorso sabato la Lookout Cup, ovvero una patita di Calcio a 5 che ha visto la squadra di ipovedenti della Real Eyes Sport A.S.D. sfidare la squadra degli oculisti dell’Ospedale Sacco di Milano.

Daniele, da sportivo a sportivo, la prima domanda d’obbligo è: chi ha vinto?

“La partita è terminata 2-2 ma poi noi abbiamo vinto ai rigori. Però abbiamo deciso di consegnare la coppa a loro, in modo tale che la possano portare in reparto e ricordare, così, questo momento”.

A parte la soddisfazione di aver battuto la squadra degli oculisti, definiresti l’iniziativa un successo perché?

“L’entusiasmo che ho visto. Gli oculisti, pur essendo dei professionisti incredibili nel loro campo, non avevano la minima idea delle capacità sportive degli ipovedenti. Alcuni di loro pensavano che fosse improbabile che un ipovedente potesse giocare a calcio. Sicuramente la nostra squadra ha avuto qualche difficoltà a giocare con un pallone rosso su sfondo verde, ma, come ha dimostrato il risultato finale, abbiamo dimostrato le nostre capacità e abbiamo insegnato a loro qualcosa che ignoravano totalmente”.

Come mai ti è venuta l’idea di organizzare questa partita?

“Ho partecipato a tanti incontri, convegni, seminari… Tutti luoghi dove si parla tanto, si raccontano esperienze, magari si fa vedere qualche video, ma è solo quando si prova il vero entusiasmo, quando si tocca con mano l’emozione che solo lo sport sa regalare, che la memoria incide in maniera indelebile le cose. È stato un evento gioioso, leggero, ma gli oculisti presenti hanno appreso tantissimo e adesso potranno supportare meglio le persone che avranno in cura. Il fatto che possano dire, dopo aver provato con mano, che un ipovedente può giocare, e vincere, contro un vedente credo sia un messaggio bellissimo da dare”.

Tu questa volta non sei potuto scendere in campo…

“Abbiamo deciso di organizzare la partita con la nostra squadra di ipovedenti perché predisporre un match per ciechi avrebbe richiesto troppe risorse. Il calcio per ciechi totali richiede un approccio completamente diverso ma non è detto che un domani non si faccia”.

Quindi pensi già al prossimo anno?

“Penso che vorrei portare questo evento in tour in tutta Italia, per coinvolgere gli oculisti di tutti gli ospedali”.


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