• Gianni Di Ferdinando

Il Museo del Calcio, a un anno dalla scomparsa, ha ricordato il dottor Fini

FIRENZE - Un ricordo come sarebbe piaciuto a lui. Tra amici, senza retorica, come se ci si fosse incontrati a parlare e raccontare il calcio. Il Museo del Calcio di Coverciano, a un anno dalla sua scomparsa, ha voluto ricordare il dottor Fino Fini, come tutti lo conoscevano e lo chiamavano a Coverciano, creatore, presidente e direttore dello stesso museo, nonché, per lunghissimi anni, prima medico della nazionale italiana di calcio e poi direttore del Centro Tecnico Federale di Coverciano.

Un ricordo, che è sembrata una festa, in un contrasto di parole e sentimenti che non stonano, nel corso di una cerimonia semplice, ma intensa, tra amici, personalità, ex calciatori e la rappresentanza di due classi di una scuola elementare, che il dottor Fini quotidianamente accompagnava nel corso delle visite alla struttura. Un museo, espressione di una comunità, che come ha ricordato il neo presidente, Matteo Marrani, “ha assemblato in maniera paterna, e che noi in questo anno ci siamo impegnati di far crescere ancora di più, come sarebbe piaciuto a lui. Rappresentiamo un museo in movimento, che non si ferma e questo era quello che gli premeva di più. Ha difeso il museo e di questo ne dovremo fare tesoro. Lui è sempre qui con noi e ci spinge ogni giorno a portare avanti questa che era la sua missione”.

Il dottor Fini era Coverciano, era il museo, per eternizzare il calcio, come amava ripetere spesso e come ha anche ricordato, con grande lucidità, Renzi Ulivieri, presidente dell’Aic.

“Dobbiamo essere tifosi di Coverciano - le sue parole - questo è il più grande insegnamento e lascito che ci ha lasciato il dottor Fini”.


Ricordi, aneddoti hanno percorso la mattinata di Coverciano, con la speranza, come ha affermato un commosso Francesco Ghirelli, presidente della Lega Pro “ che da una porta del museo appaia di nuovo, come era solito fare”.

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