• Maurizio Fanciullacci

La Gaia scienza

Ha sempre avuto le idee chiare Gaia Simonetti, giornalista sportiva e donna comunicazione di successo. Con una grande passione per il calcio e "lettere senza confini" di un amore sconfinato



Non era neanche in prima elementare quando ha messo il primo piede in uno stadio, accompagnata dalla nonna. La camminata a passo svelto, accarezzando la sciarpa viola di lana per andare a vedere la Fiorentina.

Gaia Simonetti, giornalista sportiva, che cura la comunicazione del Museo del Calcio, a pochi passi dal Centro Tecnico di Coverciano, racconta la sua vita legata al pallone.

Come nasce il legame?

"Il calcio è entrato presto a far parte della mia vita – spiega- prima con le figurine Panini poi allo stadio con nonna Lina. Ricordo le domeniche con i nonni a fare i compiti- o almeno ci provavo- mentre ascoltavo la Fiorentina alla radio a “Tutto il calcio minuto per minuto”. Sono nata a fine agosto proprio quando comincia il campionato; mia madre mi chiese cosa volessi come regalo. Le risposi: "Semplice, un biglietto per andare allo stadio”.

E’ come un viaggio. “Iniziai a lavorare in una televisione locale toscana. Lì mi proposero di occuparmi di una serie di interviste sul calcio: la prima fu a Gabriel Batistuta. Poi entrai, nel 1999, nella Fiorentina: a 25 anni avevo un contratto che mi legava all'esperienza europea dei viola che in quella stagione disputavano la Champions League. Ho avuto la fortuna di conoscere persone di spessore come Giovanni Trapattoni. Poi affrontai una nuova sfida professionale nella Fiorentina, nell’ufficio stampa, nel 2001 con Vincenzo Macilletti”.

La vita professionale si direzionò col tempo verso altre scelte. Ma fu solo un arrivederci col calcio.

“Dopo l’esperienza viola, entrai a far parte dell’area comunicazione di Confindustria toscana, poi in una catena di hotel molto importanti con un ruolo di pubbliche relazione fino ad arrivare ad una emittente tv toscana. E un giorno, nel dicembre del 2010, arrivò la chiamata della Lega Pro. Dopo 10 anni di “assenza” tornavo nel calcio.

Entrai in Lega Pro il 24 gennaio 2011. E mi dissi: “Eccomi ancora nel calcio…è proprio vero che al cuore non si comanda.

Ho compiuto un percorso di 10 anni in Lega Pro dove ho seguito e curato anche la comunicazione legata ai progetti sociali”.

Quanto è diverso ieri da oggi nella tua professione?

“Quando iniziai, non posso dimenticare gli occhi increduli dei compagni di viaggio in treno, quando mi vedevano intenta nella lettura dei tre quotidiani sportivi, soprattutto quando mi soffermavo sui tabellini.

Vecchi ricordi che sono stati cancellati dall’oggi. Diciamo che in famiglia è stata una strada più in ‘salita’: mio marito non è appassionato di calcio. Le nostre due televisioni in casa sono sintonizzate su canali diversi: la sua sui film di azione, la mia sulle partite di calcio. I primi tempi del fidanzamento dovevo ‘nascondere’ la mia partenza per le trasferte con la Fiorentina: raccontavo che andavo a visitare i musei, dal momento che avevo studiato all'Università storia dell'arte".

Poi sono arrivati i libri.

"Azzurra è la notte. Franco Ballerini, l'uomo" (Pagliai Editore), è nato col grande saggio, Alfredo Martini ed è dedicato al commissario tecnico della Nazionale italiana maschile di ciclismo scomparso nel 2010.

Il libro nasce a maggio di quell’anno, a pochissimi mesi dalla sua scomparsa. Ci tenevo a ringraziarlo attraverso il volume: ho avuto un'esperienza lavorativa con lui con un progetto dedicato alle scuole. Nel 2006, infatti, ero responsabile dell'ufficio stampa del CONI di Firenze: con Alfredo Martini, e lo stesso Ballerini, avevamo collaborato ad un’iniziativa che riguardava la figura di Bartali.

Il secondo è stato “Lettere senza confini” (Adv Edizioni) e parla di coraggio e speranza. È la convinzione e il messaggio che lanciano sei mamme che si sono incontrate, condividendo un dolore immenso. Barbara, Giovanna, Laura, Paola, Stefania e ancora Stefania scrivono ai figli scomparsi delle "lettere senza confini".

La raccolta parte da una base: l'amore che fa andare avanti. Senza voltarsi troppo indietro. Scrivono pensando a un bimbo mai nato, a Mauro, Ela, Michela, Lorenzo e Filippo. È un modo per ringraziarli e per essere di supporto ad altre famiglie che vivono la stessa prova dura nella vita.

Nell’ottobre 2020, infine, è uscito “Il filo sottile del coraggio” (Maria Pacini Fazzi Editore), che custodisce le lettere di Camilla Tommasi e Giovanna Carboni, due mamme che hanno perso un figlio e che non si conoscevano. Il loro dialogo, al tempo della quarantena, tra le mura di casa, diventa un libro di grande intensità. Da Cerreto Guidi, dove abita Giovanna a Montemerlo, in provincia di Padova, paese di Camilla, poco distante da Vo', i chilometri e le distanze si annullano con la scrittura.

L’idea della raccolta di lettere parte dalla telefonata di un’amica che mi ha raccontato della storia di Camilla, che ha molte analogie con quella di Giovanna, che conosco per aver diviso una parte di dolore. Il cuore e il coraggio sono alleati fedeli. Insieme sono il punto di partenza. E di ripartenza”.

C’è un consiglio a chi si avvicina ad intraprendere la tua strada?

“ La strada è come la vita e presenta salite e discese. Non fermarsi davanti alle salite, ma anche non pensare che siano tutte discese e avere ben chiaro il traguardo. Sono partita dal cuore, che si è alleato col coraggio, e di chilometri ne ho macinati”.




80 visualizzazioni0 commenti