• Francesca Perna

Lanfri e Coda, quando la disabilità non è un limite nella traversata del Monte Rosa


Quando c’è la passione e l’amore per la montagna tutto è possibile. Lo hanno dimostrato, ancora una volta, Andrea Lanfri e Massimo Coda, due atleti amputati agli arti, che, tra fine giugno e inizio luglio hanno attraversato tutto il massiccio del Monte Rosa, da Punta Indren a Cervinia. Partiti il 27 giugno da Gressoney, in sei giorni, affrontando il maltempo inaspettato, hanno raggiunto Cervinia. Ma i due atleti disabili non sono novellini di imprese di questo genere. L'anno scorso, infatti, hanno portato a termine il progetto Fivepeaks che prevedeva la salita di alcune montagne simboliche: Monte Bianco, Marmolada, Cervino, Gran Paradiso e Monviso. Coraggio, passione, determinazione e passione sono alla base di questi successi, Ma i due non hanno intenzione di fermarsi e stanno progettando la salita al Kilimangiaro e al Monte Kenia, in Africa, in programma a inizio 2022.

“Siamo stati bravi – racconta Andrea Lanfri - e soprattutto non ci siamo mai persi d’animo. Abbiamo strinto i denti quando serviva e alzato la concentrazione ai massimi livelli per non commettere errori. Ci sarebbe piaciuto salire anche altre vette, ma da questa traversata abbiamo imparato molto. Il bello è il cammino. La cima è solo un punto geografico sulla carta, quello che conta davvero è il viaggio fatto, e la magia è arrivare al traguardo carichi di tutto il percorso che ci si è lasciati alle spalle. La nostra traversata, unica al mondo, l’abbiamo fatta contando esclusivamente sulle nostre forze, un’esperienza forte, in condizioni difficili, che ha messo alla prova non solo la nostra resistenza fisica, ma soprattutto quella mentale. Ad ogni problema abbiamo sempre trovato una soluzione, un po’ come abbiamo fatto con i nostri ‘intoppi’ personali”.

L’impresa non è stata affatto semplice. Andrea Lanfri e Massimo Coda sono partiti con due enormi zaini e una volta raggiunta la Punta Indren, alla base del ghiacciaio, sopra Gressoney, hanno dato il via alla loro avventura durata una settimana. Sette giorni caratterizzati dal brutto tempo; i due atleti si sono trovati costretti ad affrontare, oltre alla stanchezza, nuvole, nebbia e tanta neve fresca.

La nebbia è stato uno degli intoppi maggiori, mettendo in seria discussione la riuscita della spedizione. C’erano momenti nei quali, in cordata, a 8 metri di distanza, Massimo non riusciva a vedere Andrea. Fortunatamente la tecnologia è stata loro di supporto e grazie al Gps, facendo tantissima attenzione al percorso per evitare crepacci e seracchi, dopo tre giorni di cammino sono riusciti a conquistare la Capanna Margherita. Come se non bastasse in quei giorni è nevicato molto e la neve fresca che rendeva impraticabile il percorso ha costretto i due alpinisti a cambiare il loro programma.

“Ci sarebbe piaciuto salire altre vette – racconta Andrea – ma le condizioni non c’erano, e abbiamo preferito concentrarsi sulla traversata, anche quella incerta nella riuscita”.

Perché chi ama la montagna sa anche che la montagna non va sfidata e bisogna rispettarla. I due atleti, dopo aver accumulato qualche giorno di ritardo sulla tabella di marcia, decidono quindi di scendere e attraversare verso il Rif. Quintino Sella, passando dal Naso del Liskamm, una zona per entrambi nuova, un terreno inesplorato.

“Questa è stata una delle giornate migliori – spiega Massimo - climaticamente e non solo: arrivati facilmente al Rif. Quintino (una tappa non in programma), siamo stati accolti con grande calore visto che il rifugio è del CAI di Biella, “partner” del progetto, insieme a banca Sella e al CAI centrale”.

Per l’ultimo giorno di traversata il tempo è stato clemente e ha regalato ai due alpinisti una camminata piacevole e ricca di emozioni fino a Cervinia, tappa conclusiva.

L’impresa portata a termine da Lanfri e Coda non è stata solo una favolosa prestazione sportiva, Il progetto, infatti, rientra nel calendario Cai Biella “Nel segno di Quintino” evento che intende festeggiare la conclusione dei lavori che hanno reso “plasticfree” il rifugio Quintino Sella al Felik.


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