• Gianni Di Ferdinando

Paolo Zanetti due, il ritorno a Empoli dal campo alla panchina

Empoli - Una curva aperta venti anni fa e chiusa con il ritorno a Empoli. Dal campo alla panchina, la storia in biancazzurro di Paolo Zanetti, prosegue in una piazza, in un’ambiente, che lo ha visto calcare il manto erboso per tre stagioni da giocatore. Centrocampista di qualità prima, tecnico ora che ama far giocare le sue squadre, dotandole di un’organizzazione capillare, che nel calcio alla lunga paga. Paolo Zanetti, dopo la retrocessione di Venezia, con l’amaro esonero a cinque gare dalla fine, riparte da Empoli, per centrare l’ennesima salvezza alla corte del presidente, Fabrizio Corsi. Nel giorno del suo ritorno in città e della presentazione come neo tecnico della formazione biancazzurra, Paolo Zanetti ripropone i suoi canoni, i suoi dettami calcistici, i suoi credi.


“Voglio portare qui a Empoli - ha ammesso - la mia filosofia, i miei valori, sposo appieno la filosofia del club, portando in salvo la barca. Le mie sensazioni nel ritorno qui sono eccezionali, è nato un nuovo feeling con il presidente e il direttore. Il prossimo campionato sarà ancora più difficile, ho scelto l’Empoli in un minuto, per il motivo principale che l’Empoli vuole giocare a calcio, proporre un’idea di gioco e attraverso questi presupposti raggiungere l’obbiettivo”.

“Io credo - prosegue - di avere una qualità. Quando cado, mi rialzo più arrabbiato di prima. Mi è successo ad Ascoli e a Venezia. Scelgo sempre le vie più difficili, un allenatore se vuol migliorare deve anche rischiare. Qui a Empoli parto con un vantaggio: sono già stato tre anni nel passato, ho vinto un campionato di B, ho mantenuto rapporti, ho molti amici e mi sento facilitato anche se non bisogna mai avere certezze, ma ricrearle”.


“Dobbiamo sempre fornire l’impressione di essere squadra - conclude -, con grande organizzazione, alla quale tengo molto, creando amalgama fin dai primi giorni di preparazione, dobbiamo essere aggressivi, andare più forte dell’avversario, sprintando a mille all’ora. Massima cura per i particolari, non abbandonando nessun aspetto, proporro’ una difesa a quattro, centrocampo e attacco a tre, sperando che rimanga Bajrami. Fase difensiva molto stabile, le altre due imprevedibili, perché la fantasia non deve mai mancare”.


Foto. Gianni Di Ferdinando

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